Olivetti Valentine Ettore Sottsass, Perry A. King

Olivetti Valentine Ettore Sottsass, Perry A. King


Conosciuta in Italia come la Rossa Portatile per via del suo caratteristico colore, la macchina da scrivere Olivetti Valentine nasce nel 1968. Un progetto firmato Ettore Sottsass (con l’aiuto di Albert Leclerc e Perry King) con cui vince il Premio Compasso d’oro nel 1970. La Valentine è “pensata come una nuova penna biro”. Un oggetto che fino a quel momento era “statico” viene trasformato in accessorio da portare ovunque. Costruita interamente in ABS lucido, presenta un design moderno sia nelle linee che nei materiali. La tastiera si stacca dal resto della macchina in maniera netta in modo da fare dello strumento di scrittura un “oggetto” atto a farsi notare, ad essere utilizzato anche da un pubblico meno professionalmente motivato alla scrittura meccanica. La Valentine ha una custodia, anch’essa rossa, a forma di scatola, in cui si infila tenendola per la maniglia posta sul retro della macchina stessa. La Valentine è uno degli oggetti di design che ha caratterizzato quel periodo storico e la storia del design italiano del ventesimo secolo. Negli anni settanta entra a far parte della collezione permanente del MoMA di New York.Sottsass non solo progettò il design della Valentine, ma ne pensò anche la prima campagna pubblicitaria affiancato da Roberto Pieraccini Milton Glaser. Le pubblicità realizzate dal connubio tra il nuovo concetto Valentine e la spinta creativa e innovativa di Sottsass sono tra le più moderne dell’epoca, ancora attualissime, introducono il prodotto in primo piano e nella sua essenza rispetto allo standard dell’epoca.
Intervista a Sottsass dove ci spiega i significati concettuali della Valentine:
“La portatile, oggi, diventa un oggetto che uno si porta dietro come si porta dietro la giacca, le scarpe, il cappello, voglio dire queste cose alle quali si bada e non si bada, queste cose che vanno e vengono, queste cose che tendiamo a smitizzare sempre di più, perché non andiamo più a farci fare i vestiti in Bond Street e in fondo neanche dal sarto sotto casa, ma abbiamo la forte tendenza ad andarli a cercare fra i residuati di eserciti più o meno in disarmo e ad ogni modo abbiamo la forte tendenza a comperarli in posti dove si fa presto, dove i gesti diventano sempre più scorrevoli e sganciati, dove ci sentiamo sempre meno condizionati forse per lasciare che poi l’impegno o gli impegni si dirigano verso altre zone o altri problemi. La Valentine l’abbiamo disegnata pensando un po’ a queste cose e pensando che una biro, un cappello, una giacca, una portatile possono anche far parte, ad un certo punto, di un tipo di ritmo, di un catalogo di valori, di una misura di spazi o di ambienti che non siano inevitabilmente quelli della proprietà, del sussiego, della continuità, della definizione e tutte queste cose, ma possono anche essere gli ambienti, gli spazi, i ritmi, le dimensioni e i valori di una continua creatività, della permanente sconfessione e ricreazione dei linguaggi, di un permanente spostamento degli equilibri e alla fine di una specie di permanente gioco di strizzatine d’occhio, di strette di mano, di passaggi di idee, di proposte.”
Continua Sottsass:
“la Valentine ha finito per essere un oggetto rosso fatto con una materia sufficientemente moderna e popolare, con un disegno sufficientemente moderno ma anche sufficientemente popolare, un oggetto da essere situato con relativo successo in tutti i posti, ma anche abbastanza aggressivo e anche abbastanza preciso nella sua formulazione da suscitare intorno a sè reazioni di apertura piuttosto che di chiusura, voglio dire che dove c’è si vede e quando c’è suscita intorno una catena di spostamenti ottici e psichici che mettono tutti nella condizione di ricominciare da capo la sistemazione delle cose: voglio dire che bene o male questo oggetto rosso, abbastanza aggressivo e popolare, diventa un po’ un catalizzatore di azioni e di movimenti. Dato che ci hanno chiesto di pensare a disegnare anche l’annuncio di questo prodotto, abbiamo cercato di fare qualcosa che rappresentasse e spiegasse queste idee, e siamo andati a mettere la Valentine in più posti possibili per vedere come si comportava e cosa succedeva intorno e abbiamo fatto un sacco di fotografie. Così dopo un po’ siamo venuti in possesso di una grossa documentazione, una specie di reportage del viaggio fatto fra la gente da un oggetto invece che da una persona, e non è neanche andata poi tanto male, perché tutti erano abbastanza contenti di giocare con questa Valentine e di starle insieme e per il resto anche lei, questo oggetto rosso, finiva per confondersi abbastanza bene con le cose che già ci sono nel mondo, le cose naturali e le cose artificiali che fanno questa gran confusione nella quale viviamo. C’è ancora da dire che forse tutta la grafica con la quale abbiamo annunciato la Valentine, non è perfetta: forse si scosta molto dalla antica, famosa, favolosa, classica impostazione della Olivetti, ma spero ci sarà perdonata la presunzione – che certo non è irriverenza – per aver tentato un’apertura verso i nuovi tempi e anche verso la nuova struttura dei programmi dell’industria che affronta ogni giorno responsabilità più vaste e società più coscienti. Forse si potrà continuare a fare cose sempre meno peggio se la fortuna ci assiste.”

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